la punizione della sissy

Avevo sbagliato. Lo avevo ammesso, piangendo, supplicandola di non punirmi, che non l’avrei fatto più, che da quel momento le avrei detto tutto, tutto, ma proprio tutto. Ma fu inflessibile.

- Sai benissimo che cercavo una scusa per fare la stronza. Me l’hai data su un vassoio d’argento. Così impari. E imparerai molto, stronzetta.
- No, ti prego, non punirmi. Come devo dirtelo che non accadrà mai più, ti prego, dai…
- Uffa… chiama il medico, fissa una visita. Mi raccomando, non chiamare lo studio, che ti risponde la segretaria. Chiama lui sul cellulare. Per oggi stesso, adesso anzi. Fagli capire tutto che quello accetta, vedrai. Digli che mi serve un suo massaggio profondo. Devi dire proprio così, chiaro?
- Dai, su…
- Se non lo fai uso le foto. Stavolta non scherzo. Te le metto su internet con il numero di cellulare. Ti rovino. Fai come dico e basta. E se vuoi poi ti racconto tutto. Stavolta me lo faccio, il dottorino…. Hai visto che cazzo che ha sotto i pantaloni… dai che l’hai visto, un frocetto come te… ti piacerebbe pure a te, dimmi la verità… e invece se lo fotte tua moglie… e dopo ti racconta tutto. Anzi, verrai con me e aspetti in sala d’aspetto…. Si chiama così apposta, no? E tu aspetti… mentre io mi faccio scopare per bene….
- Pronto? Parlo con il dottor D’Amico? Sono il marito della signora Donatella. Mi a moglie voleva fissare una seduta con lei, dottore. Vorrebbe che lei la massaggiasse a fondo. Sì così mi ha detto.
- Passamelo!
- Dottore, sono Donatella… avrei bisogno di un suo intervento serio stavolta, un massaggio… ma più deciso, più… profondo dell’altra volta… mio marito sarà ad accompagnarmi ma lui non entra, preferisce aspettare fuori, lui.

E mentre parlava si toccava i seno, che tirò fuori dalla camicetta e dal reggiseno, mostrandomi i capezzoli dritti e duri, come le diventavano quando si eccitava. Mi porse il cellulare e si spogliò nuda, a finestre spalancate. Si mise le mutandine di pizzo bianche, trasparenti, con un filo dietro le natiche completamente scoperte e on indossò neanche il reggiseno, lasciando che i seni si vedessero attraverso la camicetta bianca. Mise un giacchino blu, una gonnellina stretta e due scarpine estive, con le dita di fuori.

- Andiamo!

In sala d’aspetto ci sedemmo accanto e lei quando entrò il dottore scostò abilmente la giacca per mostrargli i seni e fargli capire. E il dottore capì subito.

- Venga signora, le faccio strada, mi segua. Ecco chiuda la porta…

Poi non riuscii a sentire più nulla. Tranne, dopo un po’, un rumore inequivocabile che mi fece avvampare perché lo udirono tutti quelli in sala d’aspetto. Il lettino scricchiolava… avrei voluto scomparire o morire o entrambe le cose pur di evitare lo sguardo insistente della segretaria e di un signore di una certa età che evidentemente aveva capito tutto. Aspettai immobile, lo sguardo basso e le orecchie tese come un cane da caccia per cogliere il benché minimo rumore che provenisse dalla stanza dove quei due facevano l’amore e chissà cos’altro. aspettai quasi un’ora. Quando mia moglie uscì era sorridente e altera, come sempre quando voleva mostrarmi di avermi in pugno. Mi fece:

- Paga la signora, scemo.

Così, davanti a tutti. Scemo, ero lo scemo. In macchina non parlammo. Ma a casa fu tremendo, impietosa, senza alcuna pietà. Si spogliò nuda e mi dette il tanga bianco sporco di sperma con cui si impiastricciò le dita sorridendo.

- Non ti dirò mai quello che mi ha fatto! Che uomo! E come bacia! Mi ha succhiato l’anima. Ed è anche perverso, sai… dice che devo essere la sua schiava. E mi ha fatto anche male ai capezzoli, guarda!

Erano turgidi e dritti come chiodi. Rossi anzi viola…

- Stavo impazzendo… con una mano mi strizzava un capezzolo, con l’altra mi apriva le cosce e mi infilzava, anzi mi inchiodava dentro… e mi succhiava l’anima, le budella… la lingua è arrivata alla pancia. Che uomo! E che cazzo! Sarò venuta tre volte… sarò la sua schiava. Vuole il culo… e vuole che tu ci sia con noi a guardarlo che mi incula, che mi spacca il culo, come ha detto…. Ha capito che sei un impotente frocetto. Ma non sa che sei anche un travestito depilato… stasera gli mando le foto…
- Nooooo. Non farlo, dai, basta.
- E perché? Tu sei mia, stronzetta, e di te faccio quello che mi pare. Se mi va ti faccio fare la zoccola con il dottore, gli succhi il cazzo che poi lui dà a me. Così imparerai a fare la stronzetta. Frocia!

E mi gettò il tanga bagnato in faccia. Odorava di fica, di culo, di sesso, di maschio. Lo sperma del dottore mi si appiccicò su una guancia. Mi eccitai.